
Federico Morello – disoccupato da tempo e in procinto di organizzare il matrimonio con la sua compagna Maria – viene convocato in questura perché il celebre scrittore Salvatore Vespucci è stato trovato morto nel suo studio, accanto a una copia del romanzo inedito di Federico, Il mangiatore di stelle. Non presenta segni di violenza e nello stomaco vengono rinvenute piccole pietre di un materiale sconosciuto. Federico mente e dichiara agli inquirenti di essere stato soltanto un allievo di Vespucci ai tempi dell’università, negando qualsiasi rapporto al di fuori del contesto accademico.
La presenza del manoscritto non basta a incriminarlo, ma l’escalation mediatica lo trasforma nel colpevole perfetto. Mentre il suo appartamento viene assediato dai curiosi e il mercato si riempie di versioni contraffatte de Il mangiatore di stelle, Vespucci conosce una notorietà senza precedenti. Sul web Federico diventa il contraltare del genio scomparso: uno scrittore di serie B, opportunista e invidioso. Nessuno sa che per anni ha lavorato nell’ombra proprio per Vespucci, spesso come suo ghostwriter. Federico si guarda bene dal rivelarlo anche a Maria, sempre più irritata dall’invadenza dei media.
Nel tentativo di capire cosa stia accadendo, incontra il professor Ciro La Fay, ex mentore di Salvatore. L’uomo lo avvisa di aver consegnato alla polizia un biglietto d’addio che sembra provare che si sia trattato di suicidio, scagionandolo del tutto, e gli affida cinque anni di lettere mai spedite, dalle quali emerge il declino mentale di Vespucci. Ciro gli consiglia inoltre di andare a trovare Cecilia, la vedova, sostenendo che solo lei può aiutarlo a ricostruire gli ultimi anni di vita dello scrittore.
Il caso si fa ancora più inquietante quando il cadavere di Vespucci, ancora sotto esame forense, prende inspiegabilmente fuoco: brucia solo il corpo, senza intaccare la camera mortuaria e ciò che lo circonda. Da quel momento la venerazione attorno alla sua figura assume toni sempre più mistici e comincia a formarsi spontaneamente quello che verrà chiamato – riprendendo un’espressione presente nelle sue opere – il Culto del Nuovo Mondo. È a quel punto che Federico decide di recarsi da quella che sembra essere la leader del culto: proprio Cecilia Vespucci.
A casa della vedova viene accolto con un’inaspettata gratitudine. Per Cecilia è l’uomo che ha liberato Salvatore dalle sue spoglie mortali, permettendo l’avvento del Nuovo Mondo. Con lei c’è anche la figlia di Ciro, Jess, ormai trasformata in una devota ancella, che però guarda Federico con ostilità, poco convinta del ruolo centrale che gli viene attribuito: per lei è solo un inetto. Cecilia lo invita a partecipare alla prima funzione del culto, che si terrà in una chiesa riconvertita.
Federico se ne va indignato e racconta tutto a Maria, che lo implora di non avere più nulla a che fare con quella storia. Il giorno dopo, però, lui si presenta comunque alla funzione convinto che Salvatore farà la sua comparsa. Assiste a un rito disturbante durante il quale una donna viene picchiata e poco dopo vomita delle pietre. Quando interviene, Cecilia ne approfitta per chiedergli pubblicamente di unirsi al culto e di diventarne il capo. Federico fugge sconvolto e si scusa con Maria per non aver mantenuto la promessa.
Intanto il Culto del Nuovo Mondo si espande elevando Vespucci a profeta, mentre Federico viene indicato come l’Ultimo Uomo della Terra: l’erede e insieme l’antitesi del divino Salvatore. Ancor più deciso a smascherarlo, Federico comincia a ricostruire contatti, spostamenti e reti di influenza dello scrittore. Maria si offre di aiutarlo nelle ricerche, fingendosi complice; in realtà vuole capire da dove nasca quell’ossessione che le appare sempre più sospetta. Federico pubblica sul web post e ricostruzioni per dimostrare che tutta la vicenda è una messinscena orchestrata per rilanciare l’immagine di Vespucci, forse anche in vista di una serie televisiva sulla sua vita. Ma più cerca di spiegarsi, più alimenta l’idea di essere il successore di Vespucci per i suoi seguaci. Tenta perfino di convincere la polizia a riaprire il caso, ma il culto si è ormai infiltrato anche nelle istituzioni.
A interrompere le sue indagini arriva la morte improvvisa di Ciro La Fay. Federico decide di partecipare alla celebrazione laica all’università; Maria insiste per accompagnarlo e tra i due nasce un litigio. Durante la cerimonia, ascoltando le testimonianze degli ex professori di Federico e collegandole ad alcuni dettagli emersi mentre lo aiutava con le indagini, Maria comincia a convincersi che tra lui e Cecilia possa esserci stato qualcosa di più di quanto abbia sempre ammesso. Nel pieno della commemorazione, Jess confessa di aver ucciso il padre e apre il fuoco sulla folla ferendo Federico.
I suoi genitori, accorsi a trovarlo in ospedale, ripensano alla figura di Ciro La Fay – la cui omosessualità era nota nell’ambiente universitario – e al coinvolgimento quasi ossessivo del figlio nelle indagini. Per la prima volta insinuano apertamente che anche lui possa essere omosessuale. Federico respinge con decisione questa ipotesi, così come quella avanzata da Maria. Durante la riabilitazione, decide di rimettere ordine nella propria vita liberandosi del cellulare, del computer e della televisione, allontanando ogni altro sospetto. Promette al padre che inizierà a prepararsi al concorso pubblico che gli ha suggerito per trovare finalmente un “lavoro vero”, ma intanto si rifugia nella scrittura di un romanzo fantasy incompiuto, La Frattura.
Federico e Maria sembrano aver ritrovato un equilibrio in vista del matrimonio. Una notte, però, una violenta processione del Nuovo Mondo attraversa la città e sembra dirigersi proprio verso casa loro. Sicuri che il culto stia venendo a prenderli, precipitano nel panico. Spaventata, Maria rompe per errore un bicchiere e si ferisce alla mano. Costretto a riaccendere il telefono, Federico torna così in contatto con il mondo e con la propria ossessione. Scopre che in quei giorni si sta girando la serie televisiva sulla vita di Vespucci sull’isola vulcanica di C. e guardando le foto dell’attore protagonista, Ezra Carminati, si convince che non si tratti di un interprete ma dello stesso Vespucci sotto falsa identità.
Raggiunge il set e, ormai diventato una celebrità, viene accolto con entusiasmo dalla troupe e resta come consulente, con l’obiettivo segreto di indagare sull’attore. Il regista Pietro accetta volentieri la sua presenza, sperando di sfruttarla per gestire il carattere di Ezra. Con sgomento Federico scopre che nella serie il suo personaggio è stato trasformato e affidato a un’attrice, l’esuberante Juliette.
Al culmine della frustrazione arriva a minacciare Ezra con un coltello, pretendendo che confessi di essere Vespucci. Con il passare dei giorni i due finiscono per avvicinarsi e vengono persino paparazzati insieme. Federico prova a contattare Maria prima che lo scopra dai giornali, ma la donna smette di rispondere alle sue chiamate.
Costretto sull’isola da un’improvvisa eruzione sommersa che blocca i trasporti, partecipa a una festa con la troupe. Ubriaco e sotto l’effetto di psichedelici, Federico confessa a Ezra e a Juliette il vero motivo del suo distacco da Vespucci: anni prima gli aveva dichiarato il proprio amore ed era stato respinto con crudeltà.
In un momento di smarrimento tenta di avere un rapporto con Ezra, ma non ci riesce. Pentito e in lacrime chiama Maria per scusarsi del tradimento. Il giorno seguente Federico riceve alcuni messaggi audio: Maria gli comunica di volerlo lasciare. Aggiunge di aver inviato di nascosto La Frattura a un editore, che si è già mostrato interessato al manoscritto. Ma della pubblicazione e dalla scrittura, ormai, a Federico non importa più nulla.
Rimasto single, si convince di poter ricominciare una nuova vita con Ezra, ma sul set accade l’impensabile: durante una scena d’azione, i cultisti del Nuovo Mondo sostituiscono la spada di scena con una vera, e Juliette lo trafigge. L’attore muore davanti a tutti. Il set precipita nel caos. Pietro, terrorizzato dal fanatismo che ormai circonda la produzione, trascina via Federico e lo porta con sé, convinto che la sua presenza possa proteggerlo. Federico, devastato dal lutto, resta nascosto per due giorni nella camera d’albergo di Pietro. In quel tempo capisce di essersi innamorato una seconda volta di Salvatore – che ora è davvero morto. Armato della pistola che Pietro gli procura, raggiunge Cecilia nel monastero dove si è barricata.
La donna si scusa e gli confessa di aver ordinato l’omicidio di Ezra per costringerlo ad accettare il suo invito, certa che quell’atto lo avrebbe spinto fino a lei, ma di essersene pentita subito dopo. Il culto, rivela, non è altro che un disperato atto d’amore. Vespucci non aveva mai accettato fino in fondo il sentimento per Federico e viveva divorato dal rimpianto. Insieme a Cecilia aveva dato vita a una gigantesca performance artistica: una morte spettacolare che lo avrebbe reso immortale e che, allo stesso tempo, avrebbe finalmente riconosciuto il talento di Federico e il ruolo decisivo che aveva avuto nella sua vita; un modo per trasformare un fallimento intimo in un gesto grandioso e irreversibile. Di fronte a questa rivelazione Federico lo perdona, come se anche quell’ultimo gesto facesse ormai parte della messa in scena.
Cecilia si suicida e Federico diventa il sovrano del Nuovo Mondo, ormai una realtà che ricorda da vicino i romanzi fantasy che Vespucci aveva sempre finto di disprezzare. Vive in un palazzo che sembra uscito dai peggiori stereotipi del genere. Nel finale, quello che appare come un misterioso drago meccanico è immobile sulla cima del vulcano V. e vomita pietre stellari, suggellando la definitiva resa della realtà alla finzione.
Il romanzo si muove tra meta-thriller letterario e satira, mantenendo un tono insieme ironico e inquieto. La vicenda prende avvio come un giallo ma presto si apre a una dimensione più ampia: una riflessione sull’ego e sul modo in cui le storie nascono, circolano e finiscono per trasformarsi in spettacolo. L’indagine sulla morte dello scrittore si intreccia così con quella sul linguaggio dei media, sulla viralità e sui meccanismi attraverso cui l’opinione pubblica metabolizza un fatto oscuro fino a farne un racconto condiviso, un mito mediatico.
In questo processo i personaggi finiscono per costruire e difendere versioni sempre più elaborate di sé stessi, fino al punto in cui la vita diventa una storia da proteggere a ogni costo, anche quando ciò significa trasformare l’esistenza in una sorta di performance permanente.
Lo stile è colto, brillante e autoironico. La voce in prima persona di Federico, nevrotica e sarcastica, procede per digressioni e scarti improvvisi, alternando racconto, riflessione e invettiva, e ricorrendo a inserti di varia natura che contribuiscono a costruire una lingua ricca e stratificata. Ne nasce un ritmo vivace e imprevedibile, in cui il comico e il grottesco convivono con una tensione costante.
Silvia Tortiglione è nata a Napoli nel 1995. Si laurea in Filologia Moderna con il massimo dei voti e una tesi sulla dimensione onirica nei romanzi di Donatien-Alphonse-François de Sade.
Negli anni ha curato diversi blog di approfondimento culturale, tra i quali il più recente Tuipack che ospita contributi di autori emergenti e consolidati (Filippo Tuena, Luca Tarenzi, Tito Pioli). Attualmente, lavora come ghostwriter per piccole e medie case editrici.
Ha scritto diversi contributi, in lingua italiana e inglese, di argomento musicale, cinematografico e videoludico su riviste di settore: Emadion, Chaoszine, La Cooltura. Suoi racconti sono stati pubblicati su Storie Bizzarre – La narrativa del domani e Rivista in Sospeso, mentre, nel 2025, il suo romanzo “Il mangiatore di stelle” è arrivato finalista al premio Neo dell’omonima casa editrice.