
Biografia del vuoto racconta il lavoro di un’artista impegnata nella creazione di una serie di installazioni d’arte contemporanea. Nel romanzo, parti dedicate alla presentazione delle opere si mescolano ad altre di carattere narrativo, storie di tre alter ego che l’artista mette in scena per descrivere i tratti del suo lavoro e disseminare informazioni sulla sua vita.
La prima parte è uno studio sulle peculiarità del metallo: Milena, una giovane peruviana, si trasferisce a Londra per emanciparsi attraverso l’autodisciplina. Decisa a fuggire da un passato segnato dall’autorità del padre e dal rapporto con il fratello Iván, che a differenza sua non ha mai superato l’abbandono della madre, Milena intraprende un’iniziazione alla pratica estrema delle body suspension. La morte del padre la costringe a tornare a Lima. Di nuovo a Londra, impone la vendita della casa di famiglia, atto che provoca la rottura definitiva con il fratello. Questo passaggio coincide con la sua prima sospensione.
La seconda parte è incentrata sulla terra: Inés, una studiosa d’arte peruviana residente a Londra, vola nelle Isole Canarie per partecipare a un workshop di pensiero creativo. Inés ha già avuto un incontro occasionale con il suo organizzatore, Adam. Nel fine settimana i due tornano a frequentarsi. Gli incontri, dominati dall’uomo, sono violenti. La seconda sera Inés immagina che Adam la picchi fino a farle perdere i sensi. Prima di lasciare l’isola, Inés torna a fare i conti con le sue memorie e le sue paure.
La terza parte è dedicata alla luce: Edward, londinese di origini peruviane, e la sua compagna Laura cercano inutilmente di avere un bambino. Un giorno Edward viene a sapere che la madre, malata di Alzheimer, è fuggita di casa. Realizza così la sua fragilità: trasferita la donna in una clinica e venduta la sua casa, Edward può finalmente iniziare a confidarsi con lei che non può più riconoscerlo. I tentativi di avere un figlio da Laura terminano insieme alla loro relazione, poco prima della morte della madre.
Il romanzo fonde i registri della narrativa e della saggistica. La scrittura si distingue per un carattere materico: mette in rilievo la dimensione espressiva delle sostanze fisiche — vetro, metalli, vernici, impasti terrosi — attribuendo loro un ruolo attivo e simbolicamente denso. Il lessico, preciso e selettivo, privilegia campi semantici legati ai materiali e all’architettura. Lo stile, asciutto e distaccato anche nei passaggi introspettivi, conferisce al testo la sua efficacia espressiva.
Filippo Rosso è nato a Roma nel 1980.
Nel 2001 ha scritto s000t000d, uno dei primi, se non il primo ipertesto narrativo in Italia.
I suoi contributi sono apparsi su diverse riviste (Il Tascabile, Doppiozero, L’Indiscreto, Nuovi Argomenti, Altri Animali, Minima&Moralia, Nazione Indiana e altre).
È stato fondatore e caporedattore di Singola Rivista.
Con Biografia del vuoto è stato tra i finalisti della XXXVII edizione del Premio Calvino.