Adolescenza e altri miti da sfatare

Chiara Guidotti

Sinossi

“La civiltà umana inizia con un femore rotto e poi guarito”, affermò l’antropologa Margaret Mead durante una leggendaria conferenza universitaria. 

Nel regno animale, sopravvivere con un arto fratturato sarebbe pressoché impossibile perché predatori, fame e intemperie sono costantemente in agguato, e nessun altro individuo si assumerebbe l’onere di curare, nutrire e proteggere il suo simile fino alla guarigione. È a partire da questa idea che prende forma il progetto di Chiara Guidotti, il cui obiettivo è indagare come la cultura, quando volta al riconoscimento dell’Altro, sia in grado di plasmare individui – e personalità – consapevoli.

L’autrice affronta un campo di studi apparentemente infinito, trovando nella contaminazione e nell’integrazione i punti di forza della sua analisi. A un diffuso atteggiamento disfattista, che vede nella biologia un destino predeterminato e una gabbia ideologica dalla quale è impossibile uscire, Guidotti contrappone un approccio multidisciplinare che integra differenti sguardi con lo scopo di approdare a un’antropologia concreta, in grado di impattare sulla contemporaneità grazie alla piena assunzione di responsabilità. Il tutto avendo sempre cura, attraverso l’arte del racconto, di rendere la disciplina avvincente e accessibile anche ai profani.

Nel primo capitolo, a partire da come i sistemi culturali agiscono durante l’infanzia e nel periodo perinatale in differenti popolazioni, l’autrice offre una panoramica delle principali storie, teorie e strumenti dell’antropologia (e non solo), così che siano i lettori stessi a scorgerne i sentieri più impervi e interessanti.

Con il secondo capitolo, ci si addentra nell’opera di Mead e, come speleologi dell’animo umano, ripercorriamo le sue più celebri ricerche etnografiche, familiarizzando con i riti, le usanze e i volti dei popoli che ne sono stati protagonisti. Contrapponendo il modello occidentale a quello di varie culture tribali durante l’adolescenza, possiamo scoprire cosa hanno in comune i pescatori samoani con gli sperduti Arapesh e i minatori del Monte Amiata: la capacità di integrare gli adolescenti nella società in maniera graduale e pacifica, dimostrando così che il problema dell’atteggiamento conflittuale “tipico dell’età ingrata”, considerato biologico e quindi inevitabile, sia in realtà un prodotto culturale dell’Occidente, dovuto all’incapacità dei riferimenti ideologici borghesi di rispondere ai bisogni dei giovani.

Il terzo capitolo si propone l’ambizioso obiettivo di proiettare Mead e gli eredi del suo pensiero ben oltre il nostro presente. L’autrice si concentra perciò sulle tipologie di apprendimento e trasmissione dei modelli culturali nell’Era Globale, un’istanza che Mead, per quanto visionaria, poteva solo lontanamente ipotizzare. Con l’ingente flusso migratorio mondiale e la Rivoluzione Digitale, l’Occidente ha finito per spogliare di senso alcuni riti di passaggio fondamentali, sostituendoli con nuovi sistemi incapaci di integrare i giovani nella comunità e, di conseguenza, impedendogli di approdare serenamente all’età adulta. Una prospettiva che libera gli adolescenti dal peccato originale e li pone per la prima volta nel ruolo di vittime: è la società a metterli ai margini e a provocare la frustrazione che induce alla ribellione e all’autodistruzione. Questa la prima tessera di un domino che porta l’autrice a mettere in dubbio le nostre abitudini più radicate, nonché quei ruoli statici e stantii all’interno dei quali, in quanto genitori, educatori o membri attivi della collettività, veniamo puntualmente relegati – dagli altri e da noi stessi.

Se è vero che un atto culturale è innanzitutto la scelta consapevole di entrare in contatto con un individuo estraneo, cui però siamo disposti a riconoscere lo stesso valore che attribuiamo a noi stessi, ecco che allora la multidimensionalità dell’Occidente non deve trasformarsi nella paura di perdere la propria identità, mutevole per definizione, ma in una risorsa fondamentale per rispondere ai problemi del futuro. Capire che esiste un Mondo Altro, che questo è già immerso nel nostro, è il primo passo per creare una società a misura di essere Umano.

Stile

Chiarezza espositiva, storytelling e multidisciplinarietà sono gli ingredienti di un saggio che riesce a scandagliare l’animo umano con la semplicità dei grandi narratori.

Note biografiche

Chiara Guidotti è nata a Roma, in una famiglia di emigrati. È cresciuta ascoltando racconti di viaggio e annusando spezie sempre nuove. Questo l’ha portata a temere i distacchi e amare tutto ciò che è (apparentemente) diverso dal conosciuto. Fin da bambina ha il vizio di scrivere e molto presto si appassiona a tradizioni diverse dalle sue. È laureata in Lettere con una tesi in Antropologia Culturale e ha lavorato per molti anni in editoria e nel settore sociale, a fianco di profughi e immigrati. Questo le ha dato l’opportunità di sperimentare sul campo il valore pratico dell’antropologia come strumento di conoscenza non solo di altre culture, ma anche della propria.

Adolescenza e altri miti da sfatare

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