
Il romanzo si apre sul sogno di una bambina che vede il padre sul punto di affogare e lo aiuta a mettersi in salvo. È il 1941. Il padre si chiama Felice, è scampato al naufragio di una nave da guerra grazie all’intervento telepatico di sua figlia Emilia. Lo seguiamo nei vari mesi di purgatorio “ai pazzi”, il reparto di psichiatria del Celio di Roma. Qui – mentre a Pretabianca, il suo paese, lo danno per morto – fa la conoscenza del camerata Cetteo, reduce lancianese dai piedi di legno, che gli insinua i primi dubbi sulla coerenza del regime fascista.
Lasciato l’ospedale, Felice torna a Pretabianca irriconoscibile, ma una terapia d’urto a base di carne e vino lo rimette in sesto. Con la testa, però, ancora non c’è: si perde tra sbronze dai vomiti viola, passatelle e spiritismi, con la moglie morta sempre in mente e i figli che restano l’ultimo dei suoi pensieri. Emilia e i suoi fratelli, dal canto loro, s’ingegnano su come schivare i manrovesci della nonna-matrigna e lavorano a piani infallibili contro le streghe sucasangue.
Intanto l’Italia si arrende agli Alleati e Pretabianca, a ridosso della linea Barbara (ritardante della Gustav), si ritrova nella terra di mezzo tra Regno del Sud e Repubblica Sociale. Il fronte si avvicina, aumentano le requisizioni di animali e di beni e i rapporti tra i soldati e la popolazione si fanno sempre più complicati. Il malcontento si condensa attorno alla requisizione della dote della Madunnella, una ragazza incinta di otto mesi: senza la protezione fornita dalle lenzuola della figlianza il parto sarà pericolosamente esposto ai capricci della sorte. Emilia e i suoi fratelli s’imbarcano così in una pericolosa missione: recuperare la dote offrendo in cambio un uovo a un soldato tedesco; ma questi estrae la pistola e la punta contro Emilia. Felice, avvisato del pericolo da un calzolaio filosofo detto La Mente, si mette a correre più veloce del tempo giungendo un attimo prima che il soldato esploda il colpo. Sventa la tragedia e nello stesso momento si riconosce padre e ribelle.
Pochi giorni dopo la Madunnella muore di parto assieme a uno dei gemelli che porta in grembo e il paese brama vendetta contro i soldati, ritenuti responsabili della disgrazia, nonché della fame. Felice, aiutato da La Mente e Cetteo (arrivato in paese per ritrovare l’amico), capeggia un’azione che porta alla cattura dei soldati.
Per sfuggire alla rappresaglia, tutti gli abitanti di Pretabianca prendono la via del bosco e rimangono nascosti fino alla fine del romanzo, quando arriva la neve e porta con sé Stanislao, soldato e musico polacco. Felice ne riceve la visita circondato dai figli ritrovati e balla con Emilia sulle note del walzer di Antoni Kociubinski.
Come nacque Kociubinski si caratterizza per uno stile in equilibrio tra monologo interiore, rappresentazione verista e romanzo corale. L’ambientazione si costruisce a partire da prospettive multiple, i caratteri e le scelte non sono mai espliciti ed emergono dalle interazioni all’interno della comunità, che opprime e insieme salva, vera protagonista del romanzo. Il tempo si dilata nelle attese e si contrae nell’azione ma il ritmo è sempre quello della montagna. La tensione non è giocata sui colpi di scena, che pure ci sono, quanto sull’inseguimento di obiettivi che la realtà delle cose sconsiglierebbe mentre l’ostinazione di pietra dei personaggi caparbiamente rincorre.
Nata nel 1977 e vissuta in un villaggio dell’Appennino Molisano fino alla maggiore età, studia Biotecnologie a Bologna, Bioinformatica a Dublino e Pedagogia a Barcellona, poi si dedica alla ricerca in campo biomedico. Dal 2011 vive a Badalona (Barcellona), dove si occupa di disegno e implementazione di attività scientifiche e di robotica educativa per studenti e docenti. Il suo primo racconto è apparso nel 2024, in catalano, sulla rivista Mètode dell’Università di Valencia.