Dimenticatoio

Francesco Fioretti

Sinossi

Sullo sfondo ucronico di una guerra civile nell’Italia dei primi Duemila, Emidio, divorato dal rimorso per aver ucciso la moglie, ne abbandona il corpo nel fiume Tronto. Poi si reca al Dimenticatoio, una camera utilizzata dai militari per neutralizzare i dissidenti, scegliendo di rinunciare alla propria identità e di sottoporsi alla cancellazione volontaria della memoria.

Il suo arrivo a Controguerra, crocevia di profughi, segna l’inizio di una nuova esistenza come anonimo forestiero. Smarrito tra le vie del borgo e tormentato dall’insonnia, incontra Benedetto, un enigmatico netturbino che lo accoglie e gli spiega perché il paese pullula di militari: sono alla ricerca del leggendario Macchinario nascosto sotto la collina, un oscuro congegno capace, apparentemente, di generare oggetti che incarnano il desiderio più profondo di chi li trova. Ciò che non rivela è che solo lui, custode privilegiato e avido collezionista dei cimeli dei Fondatori, gli antichi abitanti di Controguerra, ne conosce il reale funzionamento ed è ormai a un passo dal trovare la via per raggiungerlo. La loro amicizia obbedisce a un disegno più ampio, frutto della volontà del congegno: lo stesso che spinge Benedetto a fare pressioni sul sindaco per procurare a Emidio un impiego in biblioteca.

I giorni scorrono in apparenza quieti, con un Emidio felice di apprendere ciò che ha dimenticato del mondo, mentre attorno a lui infuria il caos. Durante una festa a casa del sindaco, a cui viene invitato per errore insieme al resto del personale della biblioteca, Emidio incontra l’ambigua Emma che, affascinata dal vuoto di memoria dell’uomo, prima lo seduce e poi lo rinnega. Dopo la festa, ferito e ubriaco, Emidio sfugge per un soffio a un rastrellamento grazie a Ferri, spia della resistenza infiltrata nell’esercito.

Il giorno seguente Emma, che scopriamo essere a capo di una delle frange ribelli, fa prelevare di forza il forestiero: è una pedina decisiva, poiché il famigerato capitano Edmondo – autore di alcuni dei massacri più feroci della guerra civile in corso – lo sta cercando.

Dopo una lunga serie di inseguimenti e scontri, i ribelli guidati da Emma raggiungono la chiesa di Controguerra grazie a Benedetto, che conosce i percorsi nascosti delle antiche mappe e li sfrutta per aggirare le pattuglie dell’esercito. Lì tendono un’imboscata a Edmondo, fingendosi una pattuglia con Emidio prigioniero. Ma il piano fallisce: Benedetto tradisce i compagni ed esce allo scoperto, scatenando una sparatoria. Nel caos riesce ad avvicinare il forestiero e a trascinarlo fino alla sagrestia, dove lo attende un varco celato. Prima che Emidio possa reagire, Benedetto lo spinge oltre la soglia e chiude la pesante porta di ferro, bloccandola con uno strano lucchetto privo di serratura e incitandolo a proseguire. Un attimo dopo, un’esplosione devasta la chiesa e uccide Benedetto. Rimasto solo e privato di tutto, a Emidio non resta altro che fuggire e discendere nel buio.

Il Capitano catturato e rinchiuso in un avamposto della resistenza a Faraone, un paese dell’Abruzzo, riesce a evadere con l’aiuto di Vincenzino, un giovane che lo guida verso Controguerra. In cambio, Edmondo accetta di separarsi dal suo prezioso volume, Gli alfabetieri della morte, deciso a riprenderlo a ogni costo. Quel libro, secondo lui, custodisce le istruzioni per restituire la memoria al forestiero: solo così Edmondo potrà interrogarlo e forse risalire alla donna che ama da sempre, la moglie di Emidio. Di lei non si hanno notizie da settimane, e tutto lascia presagire il peggio.

Il viaggio dei due attraverso le campagne dell’Abruzzo prosegue tra le sparatorie, con un Capitano sempre più debilitato dalle ferite subite durante l’imboscata. Ma Vincenzino lo sta ingannando: non gli interessa Controguerra, vuole soltanto un guardiano che lo accompagni fino al mare, dove si trova il cimitero che custodisce Maria, la sua migliore amica. Quando Edmondo lo scopre, è già tardi: al risveglio, il ragazzo è scomparso. Seguendone le tracce, lo ritrova al cimitero, dove una banda ha devastato il luogo e lo ha ridotto in fin di vita. Ne scaturisce uno scontro a fuoco in cui Edmondo muore nel tentativo di proteggere il ragazzo. E, senza saperlo, in quell’istante si trova a pochi passi dalla foce dello stesso fiume dove Emidio ha abbandonato il cadavere della moglie.

Intanto, nei cunicoli ciclopici e allagati sotto Controguerra, Emidio, grazie a tutto ciò che ha imparato e assimilato nei giorni passati, riesce a raggiungere il Macchinario e, in un corpo a corpo feroce, affronta il Manutentore, l’oscuro custode, e lo uccide con una chiave inglese. Scopre però che il Macchinario non è qualcosa di tangibile, come tutti credono: è ineffabile, oltre il sensibile, una presenza che sfugge alla vista e si riconosce solo con l’istinto. Quando il suo futuro sembra compromesso dalla fame, dalla sete e dalla febbre, dal cuore della “macchina” Emidio riceve un segno inatteso: una fede nuziale.

A quel punto comprende il proprio destino, non attraverso la ragione ma con un impulso cieco che passa per il corpo. Infila l’anello al dito del cadavere del Manutentore e lo abbandona alle acque dei corridoi. Non più uomo senza memoria, non più forestiero: Emidio è il nuovo custode del Macchinario, condannato a rivivere una colpa che non comprende, prigioniero di un ciclo eterno.

La struttura del romanzo si articola in tre momenti: la prima parte segue il forestiero, la seconda dà voce alla sua nemesi, il Capitano, e la terza riporta lo sguardo su Emidio, ormai al cospetto del Macchinario. Emidio, ridotto a oggetto inerme privo di volontà, incarna l’illusione di redenzione; Edmondo, spinto da un amore ossessivo e inestinguibile, ne è l’oscuro contrappunto. In questa storia non esiste il bene: il mondo è un luogo malvagio, rischiarato da rari e ingannevoli bagliori di luce.

Stile

Lo stile del romanzo intreccia un realismo sporco e sensoriale – odori, rovine, corpi feriti, case sfondate – con una visionarietà allegorica che trasfigura luoghi e oggetti in simboli. La prosa, frammentata e tagliente, procede per frasi brevi che restituiscono smarrimento e urgenza; alterna registri lirici a momenti di secca oralità popolare, con inflessioni dialettali e bruschi scarti che danno spessore ai personaggi. Ne nasce un linguaggio sospeso tra il concreto e il mitico, che seduce e disorienta, ridefinendo di continuo il territorio del simbolico.

Dimenticatoio è un romanzo sulla memoria e sulla guerra, su come i conflitti riscrivano le identità e corrodano le comunità. Sullo sfondo un’Italia devastata, con le città ridotte a rovine e i corpi divorati dal potere, riflette inquietanti ombre del presente. Il libro è un labirinto: ogni personaggio, oggetto e sotterraneo rinvia a un enigma ulteriore. Al centro pulsa il Macchinario, reliquia e trappola, promessa e condanna. Ucronia, allegoria e noir si intrecciano in una trama visionaria che interroga la fragilità della memoria collettiva e l’illusione di poter riscrivere ciò che siamo.

Note biografiche

Francesco Fioretti è nato a San Benedetto del Tronto. Ha conseguito la laurea magistrale in Italianistica presso l’Alma Mater di Bologna. Tra il 2020 e il 2021 suoi racconti vengono pubblicati presso blog e riviste letterarie come Yawp – L’urlo barbarico, Suite italiana, Edizioni Crunched e La morte per acqua. Nel 2022, presso la rivista semestrale Prisma, diretta dalla Franco Angeli, viene pubblicato un suo articolo sul saggio I luoghi della morte vivente di László Földényi. Nel 2025 viene pubblicata per Arcipelago Itaca la sua prima raccolta poetica, Grano.

È fondatore del progetto musicale Dor, con il quale ha pubblicato gli album In Circle (2023) e The dream in which I die (2025).

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