
Un uomo di nome P entra nella biblioteca comunale, chiede di usare il computer, scrive cinque e-mail a cinque diversi destinatari. “Leggere allegato. Non è spam. Non è uno scherzo. Sono io, P”. Le imposta perché partano trentuno giorni dopo. Poi prende l’auto e raggiunge il mare, dove lo attende una barca ferma da troppo tempo. Quindi, si uccide.
Da questo punto in poi il romanzo si trasforma in uno scavo nel passato di P, raccontato da lui stesso a B, donna amata e poi perduta. L’unica che a suo dire avrebbe potuto comprendere il senso di quella storia.
P è cresciuto in Veneto, in una casa isolata sulla sommità di un colle. Suo padre, “Dio Padre”, è un professore e un politico locale amato dai propri concittadini. Sua madre, “Povera Madre”, è dolce, remissiva, incapace di offrire una spalla al figlio. L’infanzia di P è un intreccio soffocante di aspettative: deve essere bravo, studiare, farsi voler bene.
Alle scuole medie, la scoperta dell’amore – la compagna V, le prime parole scritte per lei, poi subito distrutte – segna l’inizio del conflitto tra ciò che sente e ciò che reprime.
P si trasforma in un adolescente ribelle, un provocatore. Viene sospeso, arriva a minacciare una compagna di classe con un coltello. La rabbia contro il padre e contro se stesso lo divora. Si iscrive a un istituto tecnico solo per deluderlo, fingendo interesse per l’aeronautica. Si frantuma in due parti: l’una dolorante, l’altra livorosa.
Il padre, nel frattempo, conquista il suo sogno politico: diventa sindaco, il primo sindaco comunista del paese. Per il figlio l’elezione è un muro che si alza ancor più alto tra loro.
Poi la tragedia: l’amico F muore in un incidente. P scivola nel buio. Lascia la scuola, entra in fabbrica. Il lavoro lo disciplina, ma non lo salva. Si fidanza, si sposa con C, prova a ricostruirsi. Studia di sera, prende il diploma, ma alla vigilia dell’esame ha la prima crisi di panico perché ha compreso il fallimento delle sue scelte.
Negli anni successivi alterna tentativi di normalità a ricadute profonde. Scrive, smette di scrivere, si annulla. Finisce col tradire la moglie e distrugge il suo matrimonio. Trova riparo in B, una donna capace di guardarlo per la prima volta per ciò che è, ma anche lei alla fine non può salvarlo.
Il romanzo si chiude con l’apertura delle e-mail e con l’incontro tra B e C, unite dal ricordo dell’uomo che hanno amato e dal desiderio di ricomporne il ricordo e dargli pace.
Lo stile di Disgregazione è sincopato, essenziale, funzionale alla spietatezza della parabola narrativa. Si sta ben lontani dal patetismo e dell’autoindulgenza, si abbraccia talvolta un’ironia tagliente, non si sfocia mai nel virtuosismo.
I dialoghi asciutti – talvolta isolati nella pagina – si fanno quasi astratti.
Il risultato è un romanzo di formazione capovolto: la storia di un uomo che non può salvarsi ma che spera di essere ricomposto, a posteriori.
Marco Zanatta – Nato nel 1978, vive a Giavera del Montello in provincia di Treviso.
Fa il venditore di auto. È appassionato di musica, soffre di vertigini.