Fuori Fuoco

Piera Cavalieri

Sinossi

Genova, 4 novembre 2011. La città è travolta da un’alluvione. Marco Ferro si trova nella galleria fotografica che ha aperto da poco nel centro storico, uno spazio dedicato alla fotografia contemporanea. Sta per chiudere quando una donna entra improvvisamente con alcune fotografie in mano. Dice di averle “trovate” e vuole sapere cosa ne pensa.

Marco le riconosce subito. Ritraggono un borgo abbandonato dell’entroterra ligure che vent’anni prima aveva esplorato insieme al suo migliore amico, Emilio. Non lo dice alla donna. In quel momento l’acqua comincia a filtrare sotto la porta e la conversazione si interrompe bruscamente.

Qualche giorno dopo i due si incontrano di nuovo alla galleria durante l’inaugurazione della mostra di Bruno, un fotografo e vecchio conoscente comune. La donna si presenta come Valeria, una disegnatrice che dice di lavorare spesso su fotografie di luoghi abbandonati. Marco cerca di mostrarsi cordiale, ma è turbato dalle immagini che gli ha portato.

Valeria in realtà ha un motivo preciso per essere lì: ha rovistato nell’archivio del fratello Emilio e ha trovato una serie di fotografie di quel borgo dimenticato tra le montagne liguri. Decide di tornare in quel luogo e Marco si offre di accompagnarla. 

Lui conosce bene quel posto e la sua storia: vent’anni prima con Emilio avevano iniziato a lavorare a un progetto fotografico su quel borgo che, durante il Dopoguerra, era stato teatro di una serie di omicidi mai chiariti, legati al ritrovamento di denaro e oggetti preziosi nascosti dai nazisti in fuga.

Marco ed Emilio si erano conosciuti alla scuola di fotografia guidata dalla Maestra, una figura fondamentale nella formazione di entrambi. Tra i due era nata un’amicizia intensa e creativa. Marco ha sempre ricordato Emilio come un ragazzo audace e pieno di energia, un talento naturale capace di guardare il mondo con uno sguardo originale.

Il racconto di Valeria restituisce invece un’immagine molto diversa. Nei suoi ricordi Emilio appare fragile e instabile, segnato da oscillazioni emotive profonde. Alternava momenti di entusiasmo e vitalità a lunghi periodi di depressione. In famiglia il rapporto con il padre era difficile e carico di tensioni. Valeria aveva assistito con crescente angoscia al deteriorarsi del suo equilibrio. Emilio aveva anche tentato il suicidio e rifiutato qualsiasi forma di cura.

Marco non aveva mai visto davvero questo lato dell’amico. Aveva interpretato la sua instabilità come eccentricità artistica, scambiando la fragilità per libertà.

Nel frattempo la sua carriera stava prendendo forma. Aveva vinto un concorso importante e ottenuto una residenza artistica che lo avrebbe portato lontano per un periodo. Prima di partire aveva deciso di lasciare a Emilio la sua moto. Un gesto di amicizia che si sarebbe trasformato in tragedia.

Vent’anni dopo Marco e Valeria tornano insieme nel borgo.

Il paesaggio è aspro e inquietante. Le case abbandonate e il paesaggio circostante sembrano custodire una memoria violenta. Addentrandosi nel bosco raggiungono la casa isolata dove Emilio aveva scattato la sua ultima fotografia.

È lì che Valeria rivela finalmente a Marco la propria identità.

Per anni ha coltivato rancore verso di lui. È convinta che la morte del fratello, morto in un incidente con la moto di Marco, sia sua responsabilità. Ma davanti all’uomo che ha vissuto vent’anni sotto il peso della colpa la sua rabbia comincia a incrinarsi.

In quel momento dal bosco emerge un uomo dall’aspetto selvaggio accompagnato da un cane aggressivo. È un senzatetto che vive nella zona. Il cane attacca e Valeria tenta di rifugiarsi nella casa abbandonata, ma un pezzo del tetto crolla e la colpisce alla testa.

Marco riesce a soccorrerla e a portarla in ospedale.

Scopriranno poi che l’uomo incontrato nel bosco è il figlio del cosiddetto “Mostro”, una figura oscura legata alle violenze che avevano segnato il borgo nel passato. La sua follia è il risultato di una vita di stenti e brutalità vissuta accanto al padre.

Dopo l’incidente il rapporto tra Marco e Valeria cambia. La rabbia lascia spazio a una fragile complicità. Valeria scopre che durante il viaggio Marco ha scattato due fotografie. È la prima volta che usa una macchina fotografica dopo la morte di Emilio: aveva giurato che non avrebbe mai più fotografato. In una delle due immagini Valeria crede di intravedere tra gli alberi la sagoma di Emilio. Quando prova a mostrarla a Marco, però, la fotografia non c’è più. Non è chiaro se sia stata cancellata o se si sia trattato soltanto di un’illusione.

L’episodio segna comunque un punto di svolta.

Marco decide che è arrivato il momento di restituire a Emilio il posto che merita nella storia della fotografia e organizza una mostra dedicata alle immagini della sua ultima notte di vita.

Valeria inizialmente si oppone. Teme che trasformare quelle fotografie in un’opera esposta al pubblico sia una forma di profanazione. Sarà la Maestra a convincerla.

Durante l’inaugurazione Valeria incontra il padre che aveva abbandonato la famiglia quando lei era ancora adolescente. Lo affronta con rabbia e disprezzo. L’uomo, ormai anziano, dice di essere venuto soltanto per vedere l’ultima opera dei suoi figli prima di sparire definitivamente. Di fronte alla sua debolezza la rabbia di Valeria si scioglie in una inattesa compassione. La mostra dedicata a Emilio diventa così non solo un omaggio al talento di un fotografo dimenticato, ma anche il gesto che permette ai sopravvissuti di trasformare il trauma in memoria condivisa.

Stile

Il romanzo è costruito su una struttura narrativa stratificata che intreccia presente e memoria. Il filo temporale principale è ambientato nel 2011 ed è raccontato in terza persona al tempo passato: segue Marco e Valeria tra Genova e il borgo dell’entroterra ligure mentre riaprono la vicenda irrisolta della morte di Emilio.

Questo piano narrativo è poi attraversato da due linee in prima persona, affidate rispettivamente a Marco e a Valeria. Nei ricordi di Marco prende forma l’incontro con Emilio negli anni Novanta, la nascita della loro amicizia alla scuola di fotografia della Maestra e il progetto fotografico sul borgo. La voce di Valeria ricostruisce invece la vita familiare accanto al fratello e il progressivo emergere della sua fragilità.

I racconti in prima persona sono al tempo presente, perché Marco e Valeria sono rimasti emotivamente bloccati negli anni della morte di Emilio. Il piano del 2011 è invece raccontato al passato, per evidenziare proprio questo scarto: il tempo è andato avanti, ma i protagonisti sono rimasti fermi al trauma che li ha segnati.

Dall’alternanza di queste voci emergono due immagini divergenti di Emilio: nei ricordi di Marco appare come un giovane audace e quasi invincibile, mentre nel racconto di Valeria emerge un ragazzo fragile e instabile, segnato da depressione e tendenze autodistruttive. La tensione narrativa accompagna il lettore nella progressiva ricomposizione della verità.

La tecnica fotografica arricchisce l’intero romanzo come dispositivo simbolico e narrativo: ogni immagine diventa una traccia del passato e un tentativo di trattenere ciò che è andato perduto.

Note biografiche

Piera Cavalieri ha pubblicato i racconti: Una vacanza nel volume Sfocature (Ed. emuse, 2021) e Il soldato senza nome nell’antologia Ritratti di donne (Morellini, 2024).

Dal 2012 scrive di critica fotografica, è caposervizio della rivista Fotoit.

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