
Emilio è nato in una cittadina del nord Italia da mamma Dolores e papà Attilio, anche se non è tanto sicuro che siano proprio loro i suoi genitori. Ha sempre covato la sensazione di estraneità alla sua famiglia, ma, dopo l’incidente che da bambino lo ha costretto in ospedale, questo dubbio è diventato ancora più insistente. È stata la botta presa in testa a fargli sviluppare quella pioggia di ricordi da cui non può liberarsi? Sarebbe semplice scambiare l’ipermnesia per un superpotere, ma invece per Emilio diventa un ostacolo da imparare a superare. Da quel pasticcio che gli si crea in testa, viene fuori una sola parola importante, da non dimenticare: bicarbonato. Quello che Emilio sa, per certo, è che senza l’intervento del dottor Cellini lui non sarebbe mai nato, e che per farlo nascere il dottore ha usato appunto il bicarbonato. Ma allora perché sua madre è l’unica ad averne rispetto, mentre tutti accusano quel medico di essere stato un collaborazionista? Per trovare la risposta a questa domanda, Emilio impiegherà più di vent’anni, ma sarà proprio quella in cui ha sempre sperato.
Crescendo, Emilio cerca di scoprire i confini della propria personalità e, soprattutto, le proprie prospettive. La straordinaria capacità mnemonica non lo aiuta a diventare uno studente modello, ma anzi lo soffoca, perché ogni parola fa riaffiorare una valanga di ricordi che lo blocca. Cosa gli riserva, allora, il futuro? Se non è nemmeno capace di leggere senza intoppi, allora per i suoi insegnanti è naturale spingerlo verso un lavoro manuale. Per lui l’importante è trovare una occupazione capace di far nascere la stessa scintilla che brilla negli occhi del nonno Pinin mentre lavora nella sua bottega da calzolaio. È inseguendo questa prospettiva che Emilio si ritroverà a compiere un viaggio lungo migliaia di chilometri, che lo porterà fino in Argentina, lontano dalla casa in cui è nato e cresciuto, ma più vicino alle sue origini. Partito con l’intenzione di accompagnare il nonno Pinin a incontrare il fratello emigrato, in Sudamerica Emilio ritroverà una parte “maledetta” della sua famiglia, che gli permetterà di riannodare tutti i fili e capire il ruolo che hanno giocato il bicarbonato e il dottor Cellini nella sua esistenza. Insomma, scoprirà quali sono le sue radici.
Grazie a questa nuova sicurezza e a un rinnovato senso di appartenenza, Emilio riuscirà a riconoscere la sua strada, per quanto tortuosa: Milo el memorioso, come lo chiamano gli anziani italiani che risiedono a Buenos Aires da così tanti anni da aver dimenticato la loro lingua, si ritroverà invischiato in alcuni stravolgimenti storici che hanno segnato in maniera inequivocabile la storia dell’Argentina, ma sarà capace di mettere finalmente a frutto le sue capacità mnemoniche anche per aiutare gli altri.
Tra serate alla Milonga e fughe dalle Ford Falcon degli squadroni di repressione, tra lezioni di italiano per anziani nostalgici e bambini nascosti in un asilo, Emilio scoprirà finalmente sé stesso e l’amore per la loca furiosa Julieta, ma soprattutto capirà che, in fin dei conti, non è mai troppo tardi per scegliere chi sia il proprio padre.
La narrazione è caratterizzata dall’equilibrio tra finzione e realtà, tra ricordo e sogno, tra certezza e illusione. Il suo più grande pregio è la capacità di esprimere i movimenti più intimi dell’animo dei suoi personaggi, trattando ognuno di loro con la stessa cura, sia che si tratti di un bambino investito da una bicicletta che un anziano calzolaio. Il figlio del Bicarbonato offre uno spaccato preciso e nostalgico dell’Italia degli anni ’60, in cui le convinzioni popolari si mischiano con i primi insegnamenti della tv e della pubblicità, ma permette anche di viaggiare verso un orizzonte nuovo, fantastico, che ribalta ogni aspettativa e fa convergere l’apice del romanzo con la riscoperta dei sentimenti più necessari all’animo umano.
Gianni Marchetti è nato e vive a Novara. È stato insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico della sua città. Ha scritto poesie e racconti pubblicati su riviste sia in Italia che all’estero. Ha frequentato i corsi della scuola Holden di Torino, conseguendo, dopo un master biennale, il diploma di Storytelling & Performing Arts nel 2014. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo Citizen band, seguito da Romanzo ferroviario nel 2022, entrambi per Morellini. Ha pubblicato anche due raccolte poetiche: La voce dei Grandi Edifici, da Feltrinelli nel 2015, e Lo sbadiglio dell’elefante da Morellini 2019. Nel 2008 al Novara Jazz festival ha presentato il disco Fa rima con Jazz. Sette poesie sul jazz su musiche del maestro Andrea Trecate. Attualmente suona la chitarra nella Dedalo Suono Jazz. È un fan del chitarrista John Scofield.