La malinconia dei coralli

Giuseppe Quaranta

Sinossi

Antonio Deltito è uno psichiatra sulla soglia dei quarant’anni. Durante una serata tra colleghi, a Roma, rimuove completamente la presenza di uno degli invitati: è stato con lui per delle ore; ma non se ne ricorda. È il primo episodio di quella che sembra un’amnesia dissociativa, che lo porterà a essere ricoverato per un breve periodo in ospedale.

Le cose, in seguito alle dimissioni, paiono andare meglio; Deltito, pochi mesi dopo, riceve dalla compagna, Delia, l’annuncio della nascita del suo primo figlio: in realtà saranno due gemelli.

Proprio il giorno dell’annuncio, però, lo psichiatra viene colpito da un problema alla vista: un alone verde tormenta il suo campo visivo. Le sue condizioni psichiche si aggravano. E una settimana dopo finisce nuovamente ricoverato per un delirio a carattere persecutorio, e sottoposto a elettroshock, fino a rimanere in fin di vita per una infezione polmonare da cui miracolosamente si riprende.

Durante la degenza, Deltito confessa di essere inseguito dai ræbensonologi, un’associazione segreta composta da studiosi della sua malattia, la malattia di Ræbenson, che toglie, a chi ne è afflitto, la possibilità di morire. Alcuni sintomi di questa malattia (le amnesie, l’incapacità di dare un significato ad alcuni oggetti, le improvvise colorazioni verdastre del campo visivo) sarebbero le conseguenze di tentativi di auto-soppressione che mette in campo l’organismo di questi soggetti, destinato a durare per sempre. Questi tentativi falliscono, cioè non conducono a morte, pur facendo vivere al soggetto un inferno sintomatologico.

Tutti gli psichiatri credono che Deltito sia un paziente psicotico, tranne il Narratore (senza nome), suo collega e amico, che inizia a interessarsi al caso.

Dimesso dalla clinica, dopo poche settimane Deltito viene arrestato e nuovamente ricoverato per aver cercato di sfregiare, durante una visita al museo civico di Sansepolcro, proprio in compagnia del Narratore, un dipinto di Piero Della Francesca: La Resurrezione.  Annichilito dalle terapie e amareggiato dalla prospettiva di vivere una vita eterna, pensa che l’unica alternativa sia darsi fuoco nel giardino di casa. E finalmente trova la morte. O così pare.

La fine di Deltito getta il Narratore in uno stato di vuoto; che prova a colmare con un interesse ossessivo relativo alla presunta malattia di Ræbenson. Non crede all’interpretazione di psicosi, ma le sue ricerche in altre direzioni si rivelano inconcludenti. Fino a che, dieci anni dopo, scopre l’esistenza di un libro interamente dedicato, appunto, alla malattia di Ræbenson.

Decide di mettersi in contatto con il curatore del volume, Dario Bloise, che si definisce un ræbensonologo. Lo incontra, passa due giorni con lui. Ma questo primo contatto finisce per mettere in pericolo il Narratore: dei ræbensonologi fanatici iniziano a seguirlo, lo vogliono morto, gli tendono un agguato – o si tratta di una mania di persecuzione?

Nuovamente, il Narratore è costretto, spaventato, ad abbandonare il progetto.

Passano altri dieci anni. Deltito ritorna nella vita del Narratore, questa volta tramite una donna, Evelina Pfanner, un’altra collega, che gli racconta la storia dei due gemelli, i figli di Antonio e Delia: sono nati con una malformazione cranica (la turricefalia), hanno vissuto una vita fortemente intrecciata, erano in grado di penetrare l’uno nei sogni dell’altro, e i loro sogni hanno avuto effetti sulla realtà, fino alla tragica fine. L’ossessione per questa storia torna a contagiare la vita del Narratore, che riprende le sue ricerche. Finalmente riesce a trovare una chiave di volta nello studio dei gemelli longevi, convince la comunità scientifica della bontà dei suoi studi, che diventano celebri. La malattia Ræbenson viene, infine, inserita nel nuovo manuale diagnostico di malattie psichiatriche, il DSM-8.

Ma il Narratore sente che manca ancora un pezzo. Dunque, decide di fare visita alla vecchia madre di Deltito. È lei a raccontargli che anche Antonio aveva un gemello, morto prematuramente in mare, mentre erano insieme. Deltito non ha mai superato questo profondo senso di colpa nei confronti del fratello. Il Narratore, ormai anziano, sente di essersi allontanato dalla verità, che pensava di aver afferrato e descritto anni addietro.  Inoltre, al rientro da una serata a teatro con Delia (la ex compagna di Deltito che ha iniziato a frequentare), scopre un articolo scientifico che ipotizza la possibile presenza di una nuova specie Homo, a cui alcuni studiosi hanno dato il nome di Homo ræbensoniensis. La teoria prende sempre più piede, e inizia a scatenarsi – nell’etere, dapprima – una violenta caccia al ræbensoniano. Il Narratore non ha le forze per contrastare questa follia collettiva; le poche energie che gli restano le utilizza per proteggere Delia.

Stile

L’andatura di questo romanzo disegna ampie volute con dei punti di accelerazione della trama improvvisi, ma non gratuiti. La scrittura evolve con uno stile mai affettato senza cadere nello sperimentalismo fine a se stesso. Ha un ritmo calmo. Con calma, ti trascina nel vortice della narrazione.

Note biografiche

Nato a Grottaglie (Taranto) nel 1982, vive e lavora a Pisa come medico psichiatra. Ha pubblicato articoli scientifici di tipo psichiatrico su riviste nazionali e internazionali. Questo potrebbe essere il suo esordio nella narrativa.

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