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Lirica

Lorenzo Bianchi

Sinossi

È la sera del 28 giugno 1969. Tra i canali del Borgo Vecchio si celebra il primo compleanno di Lirica. Una piccola folla di popolani assiste alla cerimonia, officiata dalla vecchia Agata. Un rito che si ripeterà uguale nel tempo, compleanno dopo compleanno. Fino al diciottesimo, quando Lirica riceve in dono un’audiocassetta: la ascolta, sembra una registrazione di un concerto, quei suoni le fanno perdere il controllo, in qualche modo intuisce che hanno a che fare con il padre che non ha mai conosciuto. La ragazza scappa dalla casa di Agata e finisce svenuta sul molo. A soccorrerla c’è la madre, Clara. Ha dei tagli sui polsi. È l’ennesimo episodio di autolesionismo: le psicosi della madre sembrano farsi indomabili proprio in corrispondenza dei compleanni della figlia, anno dopo anno ci si avvicina al limite del non ritorno.

Così Lirica si isola sempre di più, si rifugia in una doppia vita: la Figlia indifesa del Borgo, manipolata dalla zia Agata, si trasforma in Domina Blavatsky, una mistress che intrattiene rapporti sadomaso a pagamento.

La notte del suo ventiquattresimo compleanno, tornando a casa, Lirica trova la madre con la testa nel forno. È viva. Ma la figlia si rende conto di non poter fare più nulla per lei. Deve salvare almeno se stessa; decide di andarsene di casa.

Il resoconto della vita di Lirica nel Borgo Vecchio, a questo punto, si interrompe. Ritroviamo però la sua voce, in un diario, stilato a partire dal 1 luglio 1999.

Lirica è ospite dello Chalet della Serenità Interiore. Non ricorda nulla del suo passato, la sua mente è regredita allo stadio infantile.

La struttura è gestita dal dottor Eugenio Frasconi, sedicente psichiatra, che sottopone la ragazza a delle sedute di ipnosi, durante le quali rivive episodi della sua infanzia da una prospettiva diversa.

L’obiettivo è quello di individuare il trauma di Lirica, per provare a sciogliere il suo “Blocco”. Frasconi è convinto che non si tratti solo di un fatto personale: il Blocco di Lirica ha a che fare con le sorti stesse del Borgo. Così decide di forzare la mano. L’ultima seduta di ipnosi si trasforma in un vero e proprio rito, un rito a cui assiste tutto il Borgo Vecchio.

Lirica, in trance, rivive il suo ultimo compleanno, quello dei trentun’anni. Rivede la scena: c’è la zia Agata, ci sono i popolani, sente una presenza oscura, potrebbe essere il padre, in sottofondo c’è la registrazione della cassetta. Poi c’è lei che fugge. La casa della madre. La madre con i polsi tagliati: questa volta ce l’ha fatta, è morta. E in qualche modo l’ha fatto per salvare lei, la figlia, per liberarla.

Lirica torna cosciente. Il dottor Frasconi e i popolani sono terrorizzati. È divampato un incendio che sta distruggendo lo Chalet. Lirica inizia a danzare tra le fiamme, trova una via di fuga, si mette in salvo, e nella notte continua a danzare, finalmente libera.

Stile

Il romanzo si scava la sua strada sulla linea di confine tra il fantastico gotico e il realismo psicotico. Lo fa con uno stile diretto, senza cascami barocchi, funzionale all’avanzare delle linee della trama e all’intrecciarsi dei punti di vista.

Tutto il testo si gioca su un montaggio alternato: la narrazione in terza persona relativa al passato di Lirica, scandita secondo i suoi compleanni, da un lato. Dall’altro un filone in prima persona con gli eventi dello Chalet e le sedute di ipnosi, raccontati in prima persona. I due versanti si mescolano e, infine, implodono nel rogo conclusivo.

Note biografiche

Lorenzo Bianchi è nato nel 1990 ed è cresciuto a Livorno. Ha studiato filosofia e insegna alle superiori. Collabora con la Scuola Carver come editor e docente di scrittura creativa. Ha collaborato con Valigie Rosse Editore in qualità di editor. Ha pubblicato articoli e racconti su Passaporto Nansenla nuova carneIlcorsaronero. Ha ideato, fondato e coordina Rivista Waste. Nel 2022 ha pubblicato per Zona42 la novella Pellegrino è l’universo.

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