L’ombra della maciara

Matteo Romano

Sinossi

Santa Chiara è un paese così insulso che perfino la Guerra ha deciso di risparmiarlo. Non è nemmeno segnato sulle mappe, se ne rimane nascosto tra i campi, la gravina e il bosco, come se fosse una vergogna. Rispecchia perfettamente il carattere dei suoi abitanti, restii alle novità e abituati a giudicare chiunque, come la morale cattolica insegna. È un luogo duro in cui crescere, soprattutto per chi viene considerato diverso: questo, Nunzio lo ha capito presto, nonostante sia ancora un ragazzino. La vita che il padre gli offre è fatta di lavoro senza tregua nella fattoria, bestemmie e schiaffi. Se la merita perché è stato lui a uccidere la madre durante il parto: è un concetto che gli viene ripetuto in continuazione e che ormai ha fatto suo. Nunzio riconosce l’odio che il padre prova nei suoi confronti, ma nonostante questo l’uomo rimane il punto di riferimento a cui vuole ispirarsi. L’unica persona con cui riesce a instaurare un rapporto è Donatella, la nipote adottiva della maciara, la strega del paese: di lei si dice che abbia l’acqua cattiva negli occhi, è un’altra vittima dei continui pettegolezzi dei compaesani. L’uno per l’altra, rappresentano l’unica possibilità di affetto in una dimensione che altrimenti non farebbe altro che schiacciarli. Sognano insieme di trovare la libertà altrove, in un luogo ideale che Nunzio immagina prendendo spunto dai film a cui è tanto appassionato, identificando la magia del cinema con quella di un possibile futuro. Quando il padre distrugge anche questa possibilità, Nunzio decide di vendicarsi; sfruttando un sonnifero realizzato dalla maciara, aspetta che l’uomo si addormenti e poi lo sgozza. Fugge nel bosco con Donatella cercando rifugio nei pressi dello stagno, dove prova a lavarsi le mani sporche di sangue. L’indomani mattina i due ragazzi vengono trovati e Nunzio viene trasferito prima in un ospedale psichiatrico e poi in vari orfanotrofi. 

Dieci anni dopo, questa vicenda segna ancora fortemente il paese, ma soprattutto Donatella. È decisa a cambiare vita, a rifiutare gli insegnamenti della nonna per dedicarsi alla medicina. È un’impresa colossale, non solo per le difficoltà pragmatiche a cui deve far fronte, ma soprattutto per la necessità di superare le barriere culturali che le sono state imposte. Infatti, gli altri si aspettano solo che lei rispetti il suo ruolo di maciara: le donne pretendono incantesimi contro il malocchio in cui lei non crede, gli uomini si annoverano il diritto di insultarla, incolparla e stuprarla. Donatella deve scappare, prima che sia troppo tardi, ma a fermarla ancora è il ritorno di Nunzio. Di nuovo insieme, vivono nell’illusione che l’amore possa renderli felici, ma è una speranza che dura poco: gli abitanti di Santa Chiara non vogliono questa conclusione per loro. La situazione precipita e la malattia mentale di Nunzio prende il sopravvento: una notte, si convince che la vecchia maciara sia la causa di tutti i suoi mali, la raggiunge e la soffoca, poi si suicida dando fuoco alla casa. A quel punto, per Donatella, non resta davvero altro che partire e scappare il più lontano possibile, alla ricerca di una nuova vita.

Stile

Grazie a un montaggio in cui il piano temporale degli anni ’50 si alterna a quello del decennio successivo, la storia acquista un ritmo incalzante e coinvolgente; a questo si aggiunge uno stile asciugato da qualsiasi orpello, attento a ritrarre gli aspetti più intimi dei protagonisti con immagini chiare ed evocative, spesso pungenti, che partecipano a creare una sensazione precisa: il microcosmo di Santa Chiara non è qualcosa di cui è facile liberarsi.  

Note biografiche

Matteo Romano è nato nel 1989 e vive a Matera. Cinefilo e appassionato di letteratura, in particolare di quella russa, ha pubblicato racconti su diverse riviste letterarie come Blam, Narrandom e Spore.  

Invia il form per richiedere il testo completo dell'opera