Sconfina, Beatrice!
Agenzia Alcatraz (collana Labirinti), 2025
Cinquina finale Premio Fondazione Megamark 2025
Francesca Zammaretti è nata nel 1971 e vive a Cannobio in provincia di Verbania. È un’insegnante.
Nel 2005 pubblica il saggio Approdi alla Badia per Tararà Edizioni e nel 2010 la raccolta di favole Piedi caldi e sangue freddo per Acco.
Sconfina, Beatrice! è il suo primo romanzo.
Il percorso con Crudo
Ci sono libri che cercano l’applauso, e libri che se ne fregano.
Sconfina, Beatrice! di Francesca Zammaretti è arrivato così: senza bussare e senza chiedere il permesso. È entrato e basta.
Una scrittura franta e incandescente, che mescolava memoir, saggio, elegia e silloge per raccontare la ricerca estenuante della protagonista nel trovare un senso alla propria esistenza tramortita. Al centro, un messaggio che non lasciava scampo: Io sono così, oltre.
Oltre la logica. Oltre le aspettative. Oltre ogni facile etichetta.
La nostra Alessandra Piccoli non si è limitata a capire: ha accolto. Parlare di confini significava farli esplodere, ricostruirli, attraversarli senza paura.
Perché un editor non addomestica: ascolta, raccoglie, amplifica. Trasforma l’urlo in voce.
E Sergio Vivaldi di Agenzia Alcatraz Edizioni ha avuto il coraggio di ascoltare.
Adesso quella voce non si può più fermare.
È nelle librerie, pronta a reclamare il suo spazio, a invadere il vostro.
Intervista di Sara Genovesi all’autrice Francesca Zammaretti
1. “Sconfina, Beatrice!” si presenta come un memoir romanzato che attraversa la fine del matrimonio e la morte del mentore. Da dove nasce l’idea di mettere due eventi così personali e intensi al centro di questo romanzo, e come hai scelto di narrare il loro intreccio? L’idea non è nata. È capitata. Ho cominciato a scrivere il testo perché mi interessava fare una riflessione su un confine inesistente, la Linea Cadorna. Abito a Cannobio, al confine con la Svizzera e la Linea Cadorna segna questi luoghi. Mentre scrivevo quello che doveva essere un lungo racconto, nell’ambito di un laboratorio sul paesaggio, purtroppo è morto il mio maestro, l’unico lettore al quale avevo in passato inviato i mei testi e la prima persona che mi abbia mai incoraggiata, dopo mio padre, a scrivere. È stato un dispiacere. Dopo qualche mese, a febbraio, se ne è andato di casa anche quello che oramai è il mio ex marito. La sua perdita non era neanche contemplata nella prima stesura, che è arrivata in Crudo per una valutazione.
Avevo spedito il testo così com’era, con tutte le sue ingenuità e i problemi, a molte case editrici. Faccio sempre così. Butto fuori. Alessandra Piccoli, la mia editor in Crudo, ha isolato, nel bailamme che le è arrivato, il tema. Nonostante fosse nelle mie intenzioni parlare di confine e di confini, non ero consapevole, tanto per cambiare, di averlo, in qualche modo, fatto. Io procedo un po’ per accumulo, per associazioni, anche giochi di parole, a volte, quando scrivo entro in una specie di flusso. Direi che nonostante tutto, tutte le declinazioni della parola confine mi risuonavano allo stesso modo e forse quelle che mi hanno coinvolta di più erano quelle nelle quali ho tentato di congelare e che proprio il lavoro con Alessandra mi ha aiutata a eviscerare.
3. Sconfina sembra muoversi tra diario personale, elegia, saggio e romanzo epistolare. Quanto è stato consapevole questo “sconfinamento” tra i generi? Era una necessità narrativa istintiva o una scelta precisa fin dall’inizio? Considero, e questa cosa mi è stata insegnata proprio dal mio mentore, la scrittura come il maiale: non si butta via niente. Io in effetti ho tirato fuori dal cassetto vecchie lettere, pezzi di diario, ho letto e citato a destra e manca gli autori che mi parlavano, trascritto i sogni di quei mesi (e gli incubi). Lo sconfinamento tra i generi non era consapevole. Anche qui la scheda di Crudo, redatta da Alessandra Piccoli, ha evidenziato questa caratteristica del testo, che era una sorta di patchwork, un pochetto bislacco.
Mi sono rivolta a Crudo appena è nato. Mi ha ispirato fiducia. Con Alessandra abbiamo lavorato un sacco ed è stato molto bello, per me e spero anche per lei. Lei è stata, con me, delicata e paziente. Il testo era in terza persona. Credo, per questo mio desiderio di congelare la sofferenza. Alcuni passaggi erano criptici, come se la mente saltasse di palo in frasca (la mia mente lo fa). Non c’erano raccordi. Non c’era un’evoluzione nella storia. La parte saggistica era molto appesantita e le citazioni sovrabbondanti. La lingua non era così alta e poetica perché Alessandra oltreché editor, è una poetessa.
5. Nel percorso di elaborazione di un testo così intimo, ci sono momenti (tagli, riscritture, feedback) che ti hanno sorpreso o a cui ti sei affezionata? Raccontaci un episodio significativo di collaborazione con Alessandra. Mi ero affezionata molto ai sogni. Ma il loro significato era davvero oscuro. Ne abbiamo salvati un paio. Una volta in una videocall Alessandra e io ci siamo ritrovate con lo stesso abito bianco a righe orizzontali nere e la cosa mi ha molto divertita. Un giorno ho spedito alla casella di Crudo l’immagine di una Pintadera, disegnata da me, con tutte le parti che avrei voluto inserire nel manoscritto. Sembrava una torta tagliuzzata a fette, esplosa da tutte le parti. Ho capito dalla risposta che è arrivata, che lei e Michele Vaccari l’avevano guardata insieme, nel tentativo di decifrare quel geroglifico. Ci avevano dedicato il loro tempo, sforzandosi di capire, discutendo tra loro e poi chiedendomene conto. Mi sono sentita accolta e compresa. Tutta la squadra di Crudo, che mi ha concretamente aiutata a pubblicare, ha contribuito. Senza di loro io sarei ancora lì al palo. Sconfina, Beatrice! è uscito in vetrina il 27 marzo del 2024. Un anno dopo, il 27 aprile del 2025, lo presentavo in anteprima, pubblicato nella collana Labirinti, dopo il lavoro altrettanto formidabile di Sergio Vivaldi di Agenzia Alcatraz. Purtroppo, o per fortuna (dipende dai punti di vista), ho una formazione scientifica. In statistica un risultato del genere è significativo. A me, che scrivo da circa 25 anni, ricevendo solo picche, mi riempie di gratitudine (“a me mi”, non so come risolverlo, ma sono ancora sotto l’effetto dell’emozione). |

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